© L'Ulivo

 

 

L'Ulivo

In un attimo mi inondavi,
come il tuo calore delicato sul mio viso.
Apparse l'immagine di chi ti aveva dato
il luogo che prendevi ad essere.
Lontano il tempo di quel piccolo aiuto,
che ricompensavi con generosità,
pur pensando di averti in possesso,
benché corta o lunga vita li avesse appagati.
Tu eri ancora lì,
con il tuo movimento in alto,
ad adattarti a chi t'invadeva nel profondo,
dolore di un compenso con la bellezza,
orna quasi magica a chi sapeva ammirare.
Nella rosa dei venti, come una sposa,
mi facevi ammirare il tuo abito.
A tempo giusto emanavi polvere di sole,
preludio a dimostrare ancora la tua bontà, fior d’ulivo.
Sotto il tuo riparo, un maestro d'orchestra,
sempre presente,
a reinterpretare la quiete di un'estate soffocante.
Il dolce odore alla tua ombra sfiora.
Imitavo te oggi, con le rughe sul mio viso:
fu un tempo il mio, ieri, un istante ancora.
Ti ammiro e ti contemplo.
Sei qui con me, un attimo sul mio viso,
bruciando nel camino.
Eppure, nel Salento,
ti hanno ammazzato per cupidigia,
senza capire la tua forza silenziosa,
il tuo spirito che continua a vivere,
nonostante la loro mano impura.
A. Romano


 

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